Leggiucchiando qualche mio lettore appassionato ho trovato un post che mi ha fatto molto riflettere, riguardo il valore dell’inno nazionale per un Paese.
Personalmente credo che noi italiani siamo fortunati: nonostante l’unità d’Italia sia stata un grandissimo pasticcio, oggi come oggi tutti noi che sulla carta d’identità abbiamo scritto Repubblica Italiana ci sentiamo davvero Fratelli d’Italia, ci sentiamo nazione e condividiamo gli stessi sentimenti per la patria, che possono essere manifestati con più orientamenti politici o con azioni più o meno eclatanti, con discordie per l’economia e la politica o con apprezzamenti per i risultati sportivi o culinari.
Siamo fortunati perchè ognuno di noi si impega sì per portare a casa la pagnotta, ma anche per rendere tutta l’Italia un paese migliore a livello tecnico, economico e sociale. Siamo fortunati perchè abbiamo un bell’inno nazionale, piacevole da ascoltare, un inno di queli che ti da la carica, che ti sprona e che ti sveglia.
Sono stata fortunata in particolare io, perchè sono cresciuta in una famiglia che fin da piccolissima mi ha educato ad amare la mia terra, al punto che la prima canzone che ho imparato, prima di andare all’asilo, è stata appunto l’inno di Mameli, insegnatomi con santa pazienza da mia zia (la seconda canzone imparata, dopo “Nella vecchia fattoria”, è stata infatti “La canzone del Piave”, insegnata però da mia nonna).
Purtroppo ho constatato con un po’di amarezza che alcune persone in Italia non conoscono l’inno nazionale, non sanno le parole, non sanno capirne il valore e il peso morale che chiamano a sostenere. Esistono purtroppo famiglie in cui non viene insegnato ai figli uno spirito nazionale, per cui quello che dovrebbe essere un canto corale di tutti noi diventa un “poropon poropon poropoppopoppoppò” prima delle partite di calcio, che a volte viene anche confuso col “popopopopooooo” consacrato alla storia con la vittoria ai mondfiali 2006.
Penso che anche se non è una hit, la melodia e le parole dell’inno nazionale dovrebbero far parte del bagaglio culturale di ogni cittadino, allo stesso modo in cui ogni cittadino secondo me deve essere tenuto anche moralmente a conoscere le vicende storiche che hanno portato il nostro Bel Paese a assumere le caratteristiche che presenta oggi.
L’inno di Mameli dovrebbe essere il canto di tutti gli italiani, un canto corale che ci fa prendere ogni volta coscienza della nostra identità nazionale, che ci faccia ricordare e onorare ogni volta che lo intoniamo la memoria di chi per la nostra bandiera è morto o ha votato l’esistenza. Così da rendere ormai a questi anni realtà concreta quello che auspicava il buon Manzoni, che ogni tanto mi piace citare, oltre un secolo e mezzo fa: ossia che l’Italia sia veramente “Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor”.








Teo (7 anni): lo canta fluentemente.
Eh, meno male che ci sono bambini così (e genitori così)!