L’Italia funziona così. Agli studenti si dà, almeno fino alle scuole superiori, un’infarinatura di cultura generale in ambito storico, soffermandosi più sui fenici e i micenei che non sulla faccenda dei liberi comuni e delle signorie, o sulle riforme-controriforme, o su quel pasticcio che è stata l’unità d’Italia.
Così gli studenti che devono farsi un’opinione su come e perchè va il mondo si ritrovano a costruirsi modelli sociali e politici su queste basi di poca consistenza, filtrate dal politically correct e dall’esito del secondo conflitto mondiale. Risultato: i modelli storici e politici di moltio somigliano di più a sagome di cartapesta, etichettate in maniera quasi manicheista, classificando le figure storiche come o tutte buone o tutte cattive. Se si chiede a uno studentello perchè il meridione ha certi problemi sociali, mica ti tira in ballo la faccenda dei Normanni, degli Angiò e dei Borbone, analizzando le cause prime del disagio… liquida semplicemente la questione con chiacchiere sui partiti politici attuali e la mafia, chiacchiere che poggiano su basi di sabbia perchè non supportate da verifiche storiche. Idem Mussolini viene considerato la peste dell’Italia, sottovalutando che all’inizio del ventennio aveva portato l’Italia a modello per molti paesi mondiali in fatto di avanguardia tecnologica, igiene e istruzione. Analogamente Che Guevara viene considerato un santo, un eroe della liberta, sottovalutando il fatto che ha lasciato moglie e figli senza neanche salutarli per andare a guerrigliare. Un padre responsabile, non c’è che dire!
Così non ci resta che sperare che i nostri giovani studenti abbiano la curiosità e l’amor patrio di informarsi davvero dopo la scuola, di documentarsi e interrogarsi sulla situazione attuale, cercandone le motivazioni e le radici. Che non si accontentino delle spiegazioni semplicistiche fornite dalla scuola, ma che non si stanchino di saperne sempre di più, e che si formino un’opinione critica che poggi su basi solide.
“Bisognerebbe leggere tutto. Più della metà della cultura moderna dipende da ciò che non si dovrebbe leggere“. Che non si dovrebbe leggere perchè sottoposto a troppi filtri dovuti appunto al politically correct che a scuola, giocoforza, è onnipresente.
Ma, miei manzoniani quattro lettori, avete riconosciuto la citazione? Chi è l’autore di questa frase? In che contesto è pubblicata questa frase (un racconto, un romanzo, una raccolta, una poesia…)?
Chi indovina e lascia per primo il suo commento qui sotto ha il solito premio, se già non l’ha avuto:
- il link al suo blog o sito sui miei blogroll
- la ricerchina sul suo nome di battesimo, che poi si può leggere sulla pagina “Come ti chiami”
Buon divertimento!








io lo sappio ma non lo dico.
Bravo, mantieni la suspence…
Oscar Wilde, L’importanza di chiamarsi Ernesto o L’importanza di essere onesto [GRAZIE SAN WIKIPEDIA MARTIRE]
Gli aforismi di Oscar Wilde sfiorano la genialità… ma lo sapevi che The importance of being Ernest in italiano non si traduce con “L’importanza di chiamarsi Ernesto” o “di essere onesto”, ma andrebbe tradotto con “L’importanza di essere Franco”? Così viene mantenuto il gioco di parole del buon Wilde, visto che il suono di “Ernest” sigificava sia “Ernesto” che “onesto”. Analogamente, Franco in italia è sia un nome proprio che un aggettivo che qualifica una persona schietta.
devo essere franco, non lo sapevo… ti ringrazio per avermelo detto!
(piaciuto il gioco di parole?) mahumuhahua!!!
Eeeeeeh si brillantissimo direi
arrivo sempre dopo la puzza…
Tylermets, mai sentito questo modo di dire, e quindi non so che significa… massì dai sarà per il prossimo indovinello!
quando arrivi in ritardo dopo che anche la puzza di qualsiasi cosa è svanita, ecco allora si che sei davvero in ritardo. questo è il modo gentile di descriverlo…
Dai dai in alto i cuori, non sarà mica l’ultimo indovinello che faccio!