In quelle giornate calde, afose, lente che non passano mai, in cui non stai fresco neanche se ti togli i vestiti e i capelli ti fanno caldo per il solo fatto di esistere, quelle giornate in cui ti senti male solo al pensiero di un tè caldo o un maglione di lana, se hai magari un lavoro che ti lascia del tempo libero, il primo pensiero e istinto che ti viene è prendere su costume e asciugamano e scappare ovunque ci sia acqua fresca, che sia mare, piscina, o atollo corallino.
Ora, non so, miei manzoniani quattro lettori, di quale “scuola di pensiero” fate parte, se siete di quelli che appena vedono qualcosa di blu o di verdino che sia liquido ci si buttano dentro di corsa serza starci a pensare su due volte per godersi i primi brividi del contatto acqua fresca-corpo caldo, oppure se state là come l’anatroccolo disneyano che si vede su “Bambi” che prima riflette, saggia la temperatura dell’acqua con la zampina e la ritrae intirizzito, e prima di buttarsi escogita tutti i modi per evitare shock termici…
Io faccio parte della seconda categoria, mi siedo a bordo piscina, prendo il coraggio di mettere le gambe in acqua, penso che è proprio fredda, e ho sempre paura a buttarmi perchè sì, è vero che fa caldo da morire, ma se mi butto magari muoio di freddo, si sa che l’ipotermia è sempre in agguato… poi però prendo coraggio e mi butto, e riscopro che a mollo si sta proprio bene.
Il fatto è che lo stesso rapporto che ho con piscina e mare quando fa caldo ce l’ho anche con le altre prove che capitano, o, per dirla alla Eduardo De Filippo, “gli esami non finiscono mai”, soprattutto quelli “per l’abilitazione all’esrcizio della libera professione”… e così quando tocca tocca, se devo buttare mi butto, ma con la certezza sotto sotto che magari mi blocco la digestione… o meglio, che non sono così preparata. Sarà l’ansia da prestazione di chi ha la coda di paglia non avendo gran voglia, tra caldo e lavoro, di stare ore ”su le sudate carte” leopardiane.
E che il Signore me la mandi buona!







