Ognuno è figlio del suo tempo, si dice così.
E quindi il Medioevo permeato di religiosità, periodo in cui l’Italia cercava di ritrovare e riaffermare una sua identità, e la vitrù, per quanto di facciata, costituiva la variabile principale su cui stimare un uomo, il Medioevo appunto “partorì” Dante Alighieri, che piazzava all’inferno senza tante remore persone di sua conoscenza diretta o indiretta che si erano macchiate di peccati di qualsivoglia natura. Col risultato che veniva catalogato all’inferno sia l’assassino, che il truffatore, che il goloso, che il tizio che aveva seguito e perseguito il piacere.
Piacere che venne “condonato”, come un abbaino in più sul tetto di casa, via via col passare dei secoli fino a giungere quasi a una santificazione con l’estetismo, cantato da personaggi del calibro di Wilde, di Huysmans e del nostro D’Annunzio, autore di un’opera intitolata proprio “Il piacere”, visto come trionfo dei sensi e dell’otium latino, e momento in cui si giunge più vicini a Dio e alla sua contemplazione, un’esperienza mistica e sensuale accentuata da colori, droghe, cibi, oggettistica da collezionismo e amanti lussuriose e “glamour”.
Così, senza essere irreprensibile tanto da meritarmi il Paradiso dantesco, senza necessariamente gettarmi nel piacere sfrenato dannunziano (tentazione tentazione… e siamo sempre là col discorso…), visto e considerato il caldo che fa oggi, mi sono concessa un Magnum alle mandorle: fresco, croccante, cremoso, refrigerante, rilassante, appagante…
Che ne dite, tra gola, vanità, lussuria, pigrizia e il resto che non ricordo, me lo merito almeno un angolino di Purgatorio?








No!
Con le mandorle, no!
Decisamente ti attende Cerbero nel Fango!
Zorapide, sciafff sciafff sciafff mi sto fustigando per espiare… fregata dalle mandorle… vabbè dai, mal che vada farò la crocierina con Caron dimonio dagli occhi di bragia e poi farò un po’di hula-hop dove stavvi Minòs orribilmente e ringhia…