Nell’antico Egitto erano animali sacri, godevano di una dignità che non avrebbero più avuto nella storia, alla loro morte venivano perfino mummificati. Nel Medioevo diventavano animali demoniaci, condannati en pendant con le streghe. Nel Seicendo erano simbolo di potere, “accessorio” indispensabile di sovrani e nobili. Nell’Ottocento e inizio Novecento simbolo di seduzione e fascino. Oggi simbolo per eccellenza della femminilità.
Cosa nasconderanno quegli occhi grandi quasi metallici di giorno e fluorescenti di notte, cosa ci sarà di più intelligente anche di noi in certi casi, in quella testolina pelosa? Sono stati condotti degli studi sui gatti che rivelano che sono anche più inteligenti dei cani, sfidati agli stessi giochi-prova. Le capacità cognitive del gatto arrivano fino all’abilità di calcolo (i gatti contano), all’associazione musicale (associano dei suoni a delle immagini) e alla logica (mettono a punto strategie differenti per perseguire lo stesso obiettivo). Un gatto, se lo ascoltiamo attentamente, ha un miagolìo diverso per ogni cosa che vuol chiederci. I gatti alleviano la malinconia combinando piccoli disastri che ci fanno ridere, oppure coccolandoci con le loro fusa fiduciose. Con i loro occhi attenti, come l’occhio di Sauron nel Signore degli anelli che comanda le creature, loro ci leggono dentro e sembrano capirci l’anima, e ruffianandosi come solo loro sanno fare ci portano a fare quello che vogliono loro.
Chissà se potessero parlare come ci stupirebbero, o se invece perderebbero il magnetismo che li contraddistingue… in ogni caso, nel dubbio, a me piace pensare che loro siano depositari di qualche verità, astuzia o trucco che a noi umani è ancora inaccessibile. Chiuso ermeticamente in un paio di occhi sibillini e in un “miao” fiducioso.







