L’araba fenice era, si sa, il mitico uccello che rinasceva dalle proprie ceneri. Ma altri uccelli rinascono dalle proprie ceneri, e passano come meteore che scrivono la storia: splendore, fulgore e poi annientamento. Ma l’aquila resta sempre.
L’aquila, forte e vittoriosa era innanzitutto il simbolo di Roma, esportato in tutte le province dove si stendeva il potere dei Cesari e simbolo delle legioni che partivano alla conquista (armata) di nuove terre. Poi con l’arrivo dei barbari e la fine dell’Impero, l’aquila ha avuto il suo primo declino.
E’poi risorta nei secoli, diventando simbolo di altri poteri, adottata dall’araldica di famiglie nobili, ma l’aquila conosce la sua fama e il suo splendore più grandi presso i grandi poteri e i grandi imperi della storia. Sembra infatti che chi domina grandi potenze abbia una certa attrazione in campo ornitologico esclusivamente per l’aquila, fiera, forte e potente.
E’diventata il simbolo di Napoleone, il cui impero l’ha sintetizzato benissimo il solito amico Manzoni: “fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”. Sta di fatto che senza Napoleone l’Europa che abbiamo oggi non sarebbe la stessa. Con buona pace del Congresso di Vienna e del Metternich. E a proposito di Vienna, un’altra aquila sfolgorante di gloria è sicuramente quella degli Asburgo, e dell’Impero Austro-Ungarico, che tanta fame e umiliazioni ha procurato al nostro nord-Italia. L’aquila con due teste, rappresentante le due corone unite di Austria e Ungheria, che tanto si beccavano e alla fine si son smembrate, con conseguente (di nuovo) morte dell’aquila.
L’aquila diventa poi il simbolo adottato da Mussolini durante il Fascismo, l’aquila che ghermiva il fascio littorio e che abbiamo ancora a casa coniata sulle monetine da pochi centesimi trovate nel cassetto dei bisnonni… chi non ne ha?
Mancando di originalità come il suo solito, il pazzo Baffetto crucco oltre a copiare (molto grossolanamente e malamente e con manie di onnipotenza) il programma politico fascista ha copiato anche il simbolo dell’aquila, che conviveva quindi in due potenze che avrebbero procurato tanto trambusto in Europa e tanti morti nel mondo.
Ora l’aquila sta dormendo, aspettando che una nuova potenza la risvegli. Ma visto come sono andati a finire questi effimeri eppure storicamente e politicamente importanti poteri… mi chiedo: … ma non è che l’aquila porta un po’sfiga?








non è l’acquila, ma le persone che associano ad essa significati spesso poco opportuni….
lasciamola riposare per ora…
Non svegliare l’aquila che dorme! Che non ci capiti un’altra guerra mondiale tra capo e collo!