Uno scrittore veneto, Antonio Serena, anni fa ha pubblicato un libro, “I giorni di Caino”. Tratta del difficile periodo della resistenza e dell’occupazione tedesca nel trevigiano, in particolare vengono descritti degli episodi, facendo nomi e cognomi, di tragici fatti avvenuti a sud-est di Treviso, fino al Piave.
Triste momento quello narrato, epoca in cui quasi ogni famiglia ha avuto delle perdite, in cui nessuno aveva la ragione totalmente dalla sua parte e nessuno aveva completamente torto. Chi ci andava sempre di mezzo, e ci rimetteva tutto, finanche la vita, erano i poveri contadini o operai, i disgraziati che volevano solo stare in pace, quelli che venivano presi come capro espiatorio oppure involontariamente si trovavano tra l’incudine e il martello.
Tutti sono colpevoli, tutti sono stati innocenti, tutti ad oggi meritano ricordo.
Se i fascisti hanno portato la guerra, le leggi razziali, hanno portato dittatura e censura, non si dimentichi che hanno portato anche autostrade e impulso all’agricoltura e all’istruzione.
Se i partigiani hanno fatto del bene all’Italia e hanno creato le basi per la democrazia, non si dimentichi che ci sono stati anche dei vili ladri e banditi, che si facevano chiamare partigiani ma che vivevano sfruttando i contadini, stuprandone le mogli, ammazzandone i padri e i figli.
Non si dimentichi mai da dove veniamo e come abbiamo costruito il nostro presente a partire da radici storiche recenti, e soprattutto non si getti fango sul nome di una o dell’altra fazione senza aver conosciuto a fondo la problematica e i suoi risvolti.
I morti sono morti, ed è nostro preciso dovere raccogliere tutto quello che nel bene e nel male ci hanno insegnato.







