Francesco Petrarca, autore del famosissimo Canzoniere, da tutti noi studiato a scuola, cantava nei suoi sonetti l’amore platonico per la sua donna, Laura. ALT! So che ora a tutti prenderà un colpo, ma presto o tardi la verità salta sempre fuori. Per cui dapprima avete imparato che Babbo Natale non esiste, e ora imparate che Laura non esiste. Se il nostro Francesco fosse gay o etero non è dato sapersi, certo è che Laura era solo la personificazione della gloria. Infatti fin dall’antichità il simbolo della gloria era l’alloro, laurum per i latini. Col passaggio alla lingua volgare, e filtrando il tutto con l’amor cortese che imperava oltralpe (Petrarca aveva una cattedra alla Sorbona) e il dolcestilnovo italiano, è un attimo capire che laurum diventa Laura. Siccome autocelebrarsi o rendere manifesta la propria mitomania in un sonetto non è che sia proprio il massimo, il buon Petrarca ha ben pensato di personificare l’oggetto di ogni suo desiderio (la gloria) e farlo diventare una donna amata.
Per cui, se Petrarca amava la gloria, e quindi celebrava in versi l’alloro, direi che l’avrei fatto contento se lo invitavo a pranzo e gli preparavo il pollo al limone. Che va preparato così: il pollo tranciato va arrostito in una padella con olio, sale, pepe, del sugo di limone, delle foglie d’alloro in quantità proporzionale alla carne, e qualche goccia d’aceto di vino bianco.
Spero di far contento anche chi vorrà provare a cucinarlo, garantisco che ha un sapore molto delicato e che il sughetto, che a fine cottura formerà una specie di cremina sul fondo, sarà una tentazione irresistibile da tirare tutto su col pane!
Il sommelier consiglia di accompagnare il pollo al limone con chiare, fresche e dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna.
Buon appetito!







