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Variazioni musicali

E’ ormai arcinoto che Tiziano Ferro non è esattamente in cima allla scala delle mie preferenze musicali.

Eppure con il suo ultimo singolo, passato a oltranza dalle radio, mi aveva fatto ben sperare: “Voglio farti un regalo” canta Ferro con la solita voce depressa-scazzata-imbronciata. Il mio primo pensiero è stato “Evviva!!!!!!! Finalmente smette di cantare e si ritira a vita privata!!!!!!!”. La speranza è stata disattesa, e mi è toccato semplicemente cambiare stazione dellla radio.

Pur tuttavia, stamattina delle sei stazioni radio programmate sulla mia autoradio ben cinque si erano coalizzate nel mandare pubblicità simultaneamente, e così non mi è rimasto altro che sintonizzarmi sulla sesta, che passava una canzone di tiziano Ferro di qualche tempo fa: “E fuori è buio”. Così mi sono messa ad ascoltarla seriamente, e ne è uscita l’idea per questo post, devo dire ispirato dalle variazioni di un buon amico su un testo di Umberto Tozzi.

….sembra o non sembra plausibile come interpretazione???????

E fuori è buio

Ti ricorderò in ogni gesto più imperfetto  (cioè ogni volta che canti una canzone, ossia quanto di più lontano dalla perfezione esiste????)
Ogni sogno perso e ritrovato in un cassetto  (distratto e disordinato direi)
In quelle giornate che passavano in un’ ora   (cose che capitano… di solito se hai queste percezione vuol dire c he stai invecchiando)
E la tenerezza i tuoi capelli e le lenzuola
E no, non piangere che non sopporto le tue lacrime   (perchè, hai paura che succeda come Alice nel paese delle meraviglie, che piange talmente tanto che ti allaga la casa e ti tocca ballare la maratonda con Capitan Libeccio?)
Non ci riuscirò mai
Perché se sei felice
Ogni sorriso è oro  (è andata dal dentista a farsi le capsule in oro per i denti???)
E nella lontananza perdonandoti ti imploro
E parlerà di te    (mi sfugge il collegamento concettuale e grammaticale tra questo verso, il precedente e quello prima. Oppiacei???)
È solo che…

Che quando non ritorni ed è già tardi e fuori è buio  (sta attento Ferro, che qua o è scapppata con l’amante o l’hanno rapita per trafficare gli organi…)
Non c’è una soluzione questa casa sa di te   (…avevi la fidanzata che non si lavava????)
E ascolterò i tuoi passi e ad ogni passo starò meglio   (Ferro, questo sembra tanto stalking sai….)
E ad ogni sguardo esterno perdo l’interesse   (disturbi comportamentali o semplice noia?)
E questo fa paura
Tanta paura    (eh, capirai… in confronto la scena della doccia di Psycho sembra uno sketch di Grattachecca e Fichetto…)
Paura di star bene  (si, sono disturbi comportamentali, ora non c’è dubbio)
Di scegliere e sbagliare   (non te l’hanno mai detto che sbagliando s’impara??? Ma per fortuna che ognuno di noi ha la possibilità di sbagliare!)
Ma ciò che mi fa stare bene sei tu amore  (e forse anche un po’di Prozac, vero Tiziano mio?)

Ho collezionato esperienze da giganti   (che succede, non trovi la tua taglia nei negozi di vestiti? Tranquillo Ferro, capita sempre anche a me quando cerco pantaloni durante i saldi…)
Ho collezionato figuracce e figuranti   (figuracce… come per esempio farti sentire per radio che canti ste robe?????)
Ho passato tanti anni in una gabbia d’ oro    (ma beato te!!! anche io vorrei avere i tuoi soldi per potermi permettere tutto quello che voglio!)
Si forse bellissimo, ma sempre in gabbia ero   (se devi stare in gabbia, meglio in un attico da 200 mq in centro città con giardino pensile e Porsche parcheggiato fuori, che non in un monolocale su una palazzina anni ‘60 da ristrutturare completamente… siamo alle solite, chi ha il pane non ha i denti)
ora dipenderò sempre dalla tua allegria   (Ferro assume stupefacenti, e il suo pusher è Polllon! “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!”)
Che dipenderà sempre solo dalla mia  (megalomane)
Che parlerà di te
E parlerà di te  (ancora frasi sconnesse)
È solo che…

Che quando non ritorni ed è già tardi e fuori è buio  (perchè non ti prendi una torcia elettrica e inizi a cercarla?? …guarda bene giù per i fossi…)
Non c’è una soluzione questa casa sa di te  (Oust elimina odori???)
E ascolterò i tuoi passi e ad ogni passo starò meglio  (Ferro, fattene una ragione!)
E ad ogni sguardo esterno perdo l’interesse   (forse sei dislessico e hai problemi di concentrazione? così si spiegherebbero anche  le frasi sconclusionate…)
e tanto ti amo
che per quegli occhi dolci posso solo stare male   (diabetico??)
e quelle labbra prenderle e poi baciarle al sole    (e se è coperto o piove invece ti fa schifo baciarle???? …che amante volubile…)
perché so quanto fa male la mancanza di un sorriso  (eh, immagino, se è quella coi denti di oro poi, immagina che sorriso!)
quando allontanandoci sparisce dal tuo viso
e fa paura   (ti credo che fa paura, una fidanzata con la dentatura di mia nonna!)
tanta paura
paura di star bene   (Ferro, ma a questo mondo esiste qualcosa che ti fa contento senza riserva alcuna???)
di scegliere e sbagliare   (Ferro… sparati, così risolvi tutto, velocemente e in maniera radicale)
ma ciò che mi fa stare bene ora sei tu amore
e fuori è buio
ma ci sei tu amore
e fuori è buio   (accendi la luce e chiedile di sorriderti: vedrai che luce che fa il riverbero sui denti d’oro!!!)

Uno dei miei film preferiti è da sempre “La storia infinita”. L’intreccio è appassionante, i momenti “drammatici” coinvolgono lo spettatore e mi ricordo come fossero scese ieri le lacrime che ho versato per Artax, il cavallo bianco di Atreyu, che annega nellle paludi della Disperazione. E così ho sperimentato di persona la coralità del messaggio trasmesso da quest’opera: “Siamo tutti parte di una storia infinita”. Nell’intreccio, Bastian legge un libro, che lo coinvolge al punto di dover essere lui a intervenire, deus ex machina, per salvare il regno di Fantasia. E al contempo lo spettatore è partecipe delle vicende narrate al punto di emozionarsi. E chissà se si emoziona ugualmente anche Chi ci guarda dall’alto in ogni momento..

Ad ogni modo, in maniera più concreta, mi chiedevo se davvero esistono le storie infinite, una storia senza fine per ogni persona. Più nello specifico, esistono le storie d’amore infinite?????

Guardando i miei nonni, che a breve festeggeranno 50 anni di matrimonio, mi viene spontaneo dire un “sì” convinto. E’ vero, quell’amore che unisce per la vita due persone, che supera buona e cattiva sorte e salute e malattia, esiste, è concreto e produce molto frutto. Ma se a causa di inaspettate vicissitudini della vita, i miei nonni non avessero potuto continuare a stare assieme? L’amore sarebbe morto, appassito, svanito, oppure sarebbe rimasto vivo, come la brace incandescente nascosta sotto la cenere, nonostante i passi che la vita, che non si ferma mai, avrebbe imposto loro di compiere?

Esistono amori che, anche senza condividere una continuità temporale, riescono a sopravvivere al tempo e trovano nutrimento nella stima reciproca, nella preghiera oppure nel pensiero? Esistono rapporti in cui due persone che non vivono tra loro la quotidianità di una relazione, tornano però sempre una dall’altra, quasi come si sentissero a casa, incuranti del resto del mondo che le circonda? Esistono coppie non riconosciute ufficialmente che si portano nel cuore e sono sempre disponibili all’ascolto del cuore dell’altro nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, finchè solo la morte li separi definitivamente, dopo che tutto ciò che è vita ci ha provato a dividerli, ma non ci è riuscito mai del tutto?

Ieri per lavoro ho condotto un’intervista a un’anziana signora del mio paese, e ho scoperto che il nome con cui la conoscevo in realtà era solo un soprannnome. Era stata infatti battezzata con tutt’altro nome. Ponete ad esempio che questa signora sia per tutti “Luisa”, e invece il suo vero nome fosse “Maria”. Ebbene, alla mia richiesta di una spiegazione di questo nome-bis lei mi ha risposto che suo padre amava follemente una donna, che lo lasciò. Lui non riusciva a darsi pace, e non la dimenticò mai. Si sposò con un’altra donna, e chiamò sempre sua figlia non col nome di battesimo, ma col nome dellla donna da lui da sempre amata. Con buona pace della moglie. E così questa signora ancor oggi è da tutti conosciuta col nome della “ex” del padre.

Forse che il vero amore, quello che si arricchisce nelle differenze reciproche, che si basa sul’esserci sempre per l’altro, sulla stima e sull’appoggio, non ha necessariamente bisogno di essere riconosciuto come ufficiale? Esiste un “effetto boomerang” anche in amore, che obbliga sempre a tornare uno dall’altra due persone che pure non condividono la stessa vita, come se uno fosse davvero la casa dell’altro?????

Quante domande, e Desireè Clary non riesce a trovare una risposta univoca.

Universi paralleli

Ieri sera stavo vedendo per televisione un programma di cui non ricordo nè titolo nè contenuto, nè filone in cui poterlo inserire. So solo che non era un film. Non sapendo altro, potete ben figurarvi quanto mi interessasse la trasmissione in questione.

Ebbene, ad un certo punto hanno mandato in onda una televendita che – devo dirlo – mi ha incollato al video. L’ho seguita con attenzione e ne sono rimasta colpita al punto che il criceto che nella mia mente gira la ruota delle riflessioni e dei “cogito” ha preso a correre di gran carriera.

Una ragazza snella ma bruttina sta seduta sul divano a mordicchiare in maniera svogliata un gambo di sedano (situazione per me rivoltante già di per se). Ad un certo punto siede accanto a lei un tizio vestito da diavolo, che con fare tentatore le porge una pizza in un cartone termico, e le ghigna: “E dai, smettila con queste diete, perche non ti concedi una fetta di pizza… diavola… col salamino…” e parte così la telepromozione di un tal integratore che promette alle spettatrici di poter mangiare tranquillamente la fetta di pizza, però accompagnandola da questo prodotto pubblicizzato, che abbinato ad un adeguato esercizio fisico e ad un regime ipocalorico consentirebbe una notevole diminuzione di peso.

O MIO DIO!!!!!!!!!!!

Analizziamo il caso di Desirèe Clery:

  • Non amo particolarmente la verdura, e nemmeno la frutta. Se poi mi presentate davanti della verdura cruda, il “non amo particolarmente la verdura” diventa “odio qualsiasi cosa che sia fredda e croccante al contempo, e che sappia da terra o da verde”. Pertanto si può ragionevolmente affermare che se qualcuno dovesse vedermi seduta sul divano che sbocconcello un gambo di sedano, quel qualcuno avrebbe il dovere morale di starmi vicino perchè è molto probabile che stia per commettere un gesto insano.
  • Qui si considera che una pizza con su solo pomodoro, mozzarella e salamino piccante abbia un effetto devastante sulla linea di qualunque fanciulla, e conseguentemente viene dato per assodato che una sola fetta di questa “bomba ipercalorica” possa far diventare dei ciccioni in tempo zero. Ma quando io vado a prendermi una pizza, la diavola non la prendo neanche in considerazione! Io vado direttamente su quelle più condite, e più sono farcite di salumi, funghi e formaggi, più mi risultano appetibili! E altro che una fetta… io mi mangio tutta la pizza, e poi mi resta anche spazio per un dolcetto!
  • Per me mangiare è un piacere, e non esiste neanche nell’ultimo dei miei pensieri la possibilità, dopo un pranzo o una cena coi fiocchi, modello cena di Trimalcione, andarmi a prendere un surrogato chimico che mi faccia smaltire le calorie ingerite! Anche perchè poi avrei ancora fame e continuerei a ingozzarmi come un’oca in agosto.
  • Il regime ipocalorico per me è fantascienza. Tutto ciò che è ipocalorico mi deprime, e fa scattare in me un meccanismo di compensazione che mi obbliga a tuffarmi in quallcosa di ipercalorico per compensare le calorie che non ho ancora ingerito.
  • Regolare attività sportiva: è ciò che fa quotidianamente un’altra me che vive in un universo parallelo. In questo universo io mi beo di poter stare tranquillamente sul divano, a letto o ancor meglio a tavola senza sentire la necessità di muovere altre membra che il braccio per cambiare canale col telecomando oppure per portare la forchetta alla bocca. Tanto più che, asmatica come sono, e perlopiù affetta da circa un mese da un’odiosa bronchite, se inizio a fare attività fisica mi scoppia un polmone dopo tre minuti.
  • Infine segnalo urbi et orbi che dal punto di vista medico ho un problema abbastanza serio con l’asma, ma per il resto il mio cuore marcia impeccabile, non ho problemi di digestione, il fegato è perfetto, le mie articolazioni funzionano tutte bene e non cedono mai. E’ vero, ho la pressione tendente al bassino, e il ferro nel sangue che è sempre troppo poco, ma insomma non mi vedo certo costretta a cambiare le mie abitudini alimentari per questo!

E così mi trovo a chiedermi, anzi, lo chiedo anche a voi che avete la bontà di leggere le mie sciocchezzuole, ma è proprio vero che le diete per le persone normali sono necessarie? Sono io che tendo allo schifo, o è la ragazza che sbocconcella un sedano a tendere al deprimente?

Per quanto mi riguarda, mi sa che un posto nel girone dei golosi per quando muoio ce l’ho già bell’e prenotato!

Maghi e dinosauri

Quando uno è bravo, è bravo, c’è poco da dire. La maestria e la professionalità, nonchè l’acume e il genio, vanno riconosciuti ove chiaramente presenti anche se appartengono a un avversario cui va certamente conferito onore e rispetto. E quando uno è talmente bravo che ogni cosa che tocca per magia la trasforma se non in oro quantomeno in argento, non si può certo dubitare che ogni sua mossa sia stata attentamente ponderata e che porti molto frutto nel tempo.

Potete pertanto immaginare che faccia ho fatto quando ho letto questa notizia: Ross Brawn, che secondo me è una delle menti indubbiamente più brillanti dello scenario della Formula 1 di oggi, lo stesso Brawn che tra una banana e l’altra aveva lasciato la Ferrari dopo anni di collaborazione, e in concomitanza col ritiro del Cannibale Shumacher, per andare alla Honda (che, si sa, paga bene) e ritirarne su le sorti mediante l’impiego di strategie tanto azzardate quanto spettacolari e talvolta perfino vincenti, ebbene lo stesso Ross Brawn ha deciso di salvare  ora la Honda. stessa, in maniera più radicale.  Honda che, con la crisi che coinvolge tutto il globo e quindi anche la Formula 1 (vi ricordate miei manzoniani quattro lettori, il suicidio della Super Aguri per mancanza di fondi dopo poche gare dello scorso campionato??), rischiava di dover chiudere baracca e burattini a vantaggio di teatro No e Kabuki nel patrio suolo. E invece a quanto pare il magico dinosauro Ross Brawn, forte del Potere della Banana Motoristica, ha già ripreso in mano la situazione contrattando per la fornitura di motori Mercedes per la stagione 2009 e cambiando il nome della scuderia da Honda a Brawn GP.

Vista l’età del nostro e quest’ultima manovra acuta e autocelebrativa, attendiamo fiduciosi l’assunzione al cielo del bananofilo ingengere, che già fa opera di apoteosi in vita.

A proposito di mostri sacri e di venerande età, in parole povere continuando a parlare di dinosauri, merita far menzione delle prime guide per la prossima stagione: Jenson Button e Rubens Barrichello. A Rubens, in particolare, verrà sicuramente conferito un vitalizio in surplus alla paga come pilota, in qualità di monumento vivente della storia recente della Formula 1: non in quanto protagonista, ma in quanto gufo onoris causa, visto quanti nomi illustri di questo bellissimo sport gli sono passati davanti iniziando o concludendo la loro carriera, mentre lui imperterrito continuava a arrivare dopo i primi dieci.

E ora, aspettiamo fine mese per l’inizio delle gare!!!!!

Jolly spirituale

Ed eccoci arrivati anche quest’anno al tempo di Quaresima, che inizia proprio oggi. Come sempre inizia sottotono, in punta di piedi, senza essere particolarmente annunciato per televisione o altri mezzi multimediali, quasi a voler prolungare il piacere dell’ultimo giorno di Carnevale. Perchè si sa, è un po’dura passare di colpo dal tempo dei “sì” in cui ogni eccesso e ogni piacere è permesso (e ogni tanto ci vuole proprio!) a quello che al confronto sembra specularmente il tempo dei “no”, in cui ci sono privazioni, sobrietà e qualche sacrificio.

Ma a guardarla bene, la Quaresima non è esattamente il tempo del castigo e della punizione, al contrario è un tempo proficuo in cui ognuno di noi ha l’opportunità di fermarsi a riflettere e a guardarsi intorno, cercando quale sia il giusto mezzo salvifico per il proprio spirito e quale sia la strada da percorrere per raggiungerlo.

In molti dicono che il Cristianesimo è mortificante perchè nei testi sacri e da parte dei vertici ecclesiastici non fa altro che restringere le libertà individuali: “questo non si fa, l’altro è bene non farlo, l’altra cosa non la dovresti fare…”. Di per sè è vero che si è sempre teso ad “escludere” qualche variabile: molti dei dieci comandamenti iniziano con la parola “non”, molte di quelle verità di fede che vengono specificate nei testi sacri o che hanno avuto bisogno della stesura di un dogma tendono a dire “cosa non è” un determinato concetto. Ma tutto ciò non deve mortificarci nella sequela di un bene più grande di tutto ciò che è tangibile, e che investa tutto il creato: tutte queste negazioni, paradossalmente, aprono la strada a ogni forma di libertà. Queste negazioni specificano appunto ciò che non è corretto ipotizzare o fare. Ma non dicono cosa è obbligatorio fare!

In altre parole, offrono un punto di partenza. Tutto ciò che non è contemplato nel “non” è cosa probabile, a discrezione di ognuno. E’ questo del resto il libero arbitrio: non essere obbligati a pensarla tutti per forza allo stesso modo, ma dare la possibilità a ciascuno di trovare il suo giusto mezzo, la giusta dimensione di fede, che lo possa far giungere al Padre.

Per questo, miei cari manzoniano quattro lettori, vi auguro di cuore che questo tempo di Quaresima sia per voi ricco e porti molto frutto, come quel famoso seme gettato sulla terra buona, e che vi aiuti a discernere cosa davvero vi viene chiesto di fare per esservi reciprocamente prossimi!

Gira e rigira…

… si torna sempre là. Là a quello che è un cruccio per alcune donne, addirittura un complesso certe volte, mentre per altre signore è motivo di vanto o di autostima. A quello che per gli uomini è solitamente un pensiero ricorrente, o comunque una piacevole deviazione mentale nel momento in cui si trovano a rapportarsi col sesso opposto. Il seno. Non la funzione goniometrica, ma la prospicienza femminile più decantata da arte, tradizione e letteratura nel corso dei secoli, e nell’ultimo anche dal cinema. Chiamato con i nomi più svariati, dal poetico allo scurrile, talvolta viene ostentato e talvolta viene mortificato.

Io sono più per la prima scuola di pensiero: chi ce l’ha fa bene a valorizzarlo, in quanto parte di sè stesse e, in fin dei conti, dono di Dio e parte del corpo utile per iniziare i bambini alla vita (si sa che il latte materno fa bene, fortifica i neonati e stimola le difese immunitarie). Appunto per valorizzare questa parte del corpo femminile esistono le più diverse e variegate scollature su camicie, maglioni e vestiti, e svariati modellli di reggiseni o anche bustini, quindi perchè non approfittare?????

Sportivo, a balconcino o a farfalla, in cotone o in pizzo, con ferretto o push-up, il reggiseno ormai va a definire quasi come un test psicologico lo stile e e la personalità di ogni donna, e le scollature aiutano a valorizzare un decolletè generoso tanto quanto uno meno prosperoso, donando un aspetto gradevole al torso di ognuna di noi. Del resto, se è vero che una donna mediterranea per definizione non dev’essere secca come un chiodo ma presentare curve polpose e pericolose, è anche innegabile l’eleganza e il fascino acerbo di un seno alla “madame de Pompadour”, piccolo e alto così da riempire alla perfezione una coppa di champagne, bicchiere notoriamente poco fondo.

Quello che conta veramente, almeno secondo me, è che non si superi la soglia del grottesco: è patetica una fanciulla dotata di una seconda misura che osi una scollatura molto profonda, che la renderebbe otticamente piatta. Come è parimenti patetica un’altra fanciulla dotata di forme giunoniche che indossi bustini o scollature che “strizzano” troppo restituendo un effetto “ciccia strabordante”. E’ necessario insommma non perdere mai di vista il giusto mezzo, l’eleganza e il buon gusto. Senza peraltro mortificare quanto Madre Natura ci ha donato tra il collo e l’ombelico!

Non esistono seni troppo brutti o troppo piccoli. Basta solo saperli valorizzare!

PS: che dite, alla cena di classe della ex terza media ci vado con abito scuro e super scollatura, considerato che  non sono esattamente magrissima????

Stato di necessità

A volte accadono situazioni che richiedono una soluzione tempestiva e risoluta. Non c’è tempo da perdere, bisogna correre ai ripari e riportare le cose ad uno stato di equilibrio, prima che trascendano e portino ad un’implosione dell’intero cosmo. E per una donna la soluzione a molti problemi, delusioni, amarezze, ha un solo nome: SHOPPING!

Miei manzoniani quattro lettori, non crediate che una donna sia frivola se perde la testa per le vetrine, se ha visto una borsa Burberry in tessuto “scozzese” e non le è più uscita dal cuore, o se continua a parlarvi di quel grazioso paio di stivaletti che ha visto in centro, oppure se contina a decantare la morbidezza estrema del maglioncino di cachemire notato all’outlet: tutto ciò per una donna è, oserei dire, terapeutico. Una donna esercita sui negozi di accessori o abbigliamento una sorta di transfer di memoria freudiana, sublima sugli articoli esposti tutte le frustrazioni di quello specifico periodo, si sente appagata e compresa quando prova nei camerini un abito elegante o una gonna che le valorizza i punti di forza del suo fisico. Una donna ha bisogno dello shopping come voi uomini avete bisogno di “calze, mutande, frittatona con cipolle, familiare di Peroni gelata e rutto libero”. E vi dirò di più, una donna non accontentata in materia di shopping può essere anche pericolosa! Perchè dietro il suo “Va bene caro, non importa se non vuoi portarmi a negozi, non importa se non mi lasci provare il quindicesimo cappottino” si cela un non svelato “Tu non mi consenti di sfogarmi, io sono frustrata e stressata e tu mi togli l’unica valvola di sfogo (oltre all’uscita sporadica con le amiche)”, che può portare a insoddisfazione, cena frettolosa, sguardo assente e infine al tanto da voi temuto “stasera ho mal di testa”.

Per cui, ora non vi dirò “Quando tornate a casa portate una carezza ai vostri bambini”, ma più che altro “Quando tornate a casa portate una LV alla vostra innamorata-fidanzata-compagna-moglie!” ….vedrete, ve ne sarà grata nei secoli dei secoli!

E poi, altro che fiori, con una LV può venirvi perdonata qualsasi cosa!

Eh no!

Ho il dente avvelenato. Avvelenato per colpa di quello che ci propina la televisione e per come cerca di deviare le attenzioni.

Stasera per spirito tradizionalista mi sono armata di buona volontà e ho scelto di guardare il Festival di Sanremo. Come prevedibile, non mi ha emozionto; almeno fintantochè non ha sceso la famosa e famigerata scala dell’Ariston Marco Masini. Un cantante che ha strappato lacrime da cuori già infranti, coi versi struggenti di “Ci vorrebbe il mare” o “T’innamorerai”. Aspettandomi un testo e degli accordi parimenti romantici, immaginate, miei manzoniani quattro lettori, la mia sorpresa nell’ascoltare il contenuto della canzone presentata dall’ossigenato cantante: una vagonata di critiche pesanti sull’Italia e, in fondo, sugli italiani. Come dire, sputiamo pure nel piatto in cui mangiamo.

Siamo tutti d’accordo che in Italia non è che esattamente le cose vadano nel migliore dei modi, ma è troppo comodo criticare tutto in maniera assolutamente non costruttiva e lavarsene le mani… lo Stato, la società, non la fanno i ministri o i presidenti, la facciamo tutti noi! E chi non da il suo contributo in buona volontà, dinamismo, idee e rispetto della legge, a vantaccio dell’annichilimento perchè “tanto va tutto male e non ci si può fare niente” è solo una persona, è brutto dirlo, che non sa prendersi delle responsabilità civiche.

E quel che secondo me è più grave è che l’opinione pubblica pre-Festival si sia concentrata sull’edonismo della canzone della Zanicchi e sulla vera o presunta omofobia presente nel testo della canzone di Povia, e non abbia invece fatto il minimo cenno a quei versi che possono essere anche presi come un insulto per la nostra patria, per la  quale molta gente è morta o ha combattuto. Vediamo cosa canta Masini ne “L’Italia”:

E’ un Paese l’Italia dove tutto va male
Lo diceva mio nonno che era un meridionale
Lo pensavano in tanti comunisti presunti
E no…
E’ un paese l’Italia che governano loro
Lo diceva mio padre che c’aveva un lavoro
E credeva nei preti che chiedevano i voti
Anche a Dio!
E’ un paese l’Italia dove un muro divide a metà
La ricchezza più assurda della solita merda
Coppie gay dalle coppie normali
E’ un paese l’Italia… che rimane fra i pali
Come Zoff!
E’ un paese l’Italia di ragazze stuprate
Dalle carezze di un branco cresciuto
Dentro gabbie dorate
Perché è un paese l’Italia dove tutto finisce così
Nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno
Per le mani bucate dei partiti del giorno
Che hanno dato all’Italia
Per volare nel cielo d’Europa
Una misera scopa!
E’ un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà
Nelle notti estasiate nelle vite svuotate
Dalla fame dei nuovi padroni
E’ un paese l’Italia che c’ha rotto i coglioni!
Ma è un Paese l’Italia che si tuffa nel mare
E’ una vecchia canzone, che vogliamo tornare a cantare
Perché se l’ignoranza non è madre di niente
E ogni cosa rimane com’è…
Nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore
Di un’Italia che aspetta
La sua storia d’amore

Sono sbalordita che le frasi che ho messo in neretto non abbiano colpito nessuno, direttore artistico in primis. Per fortuna che Sanremo non è un programa visto da un pubblico giovane, altrimenti abbiamo poco da lamentarci che certi giovani non abbiano obiettivi o non vogliano assumersi degli impegni. Finchè lasciamo passare messaggi del genere senza dire neanche “A”…

La propria patria va amata e valorizzata, mai derisa. Semmmai, aiutata a progredire nel rispetto, nella conoscenza  e nella valorizzazione delle proprie tradfizioni e della propria storia.

Che colpa abbiamo noi?

Questo è quello che si chiedevano i Rockets negli anni ‘60, con una canzone che incarnando i dubbi e le aspirazioni del tempo si può ad oggi dire abbia segnato un’epoca ed una generazione. E oggi? Oggi si è capito che non bastano le utopie a cambiare il mondo, Shel Shapiro appare solo nei revival e i Rockets sono quasi dimenticati. Le cose ci accadono addosso, le necessità sono i soldi e il successo, e chi si attarda per realizzare un sogno viene lasciato indietro.

Ma che colpa abbiamo noi che vogliamo impegnarci per costruirci una “nicchia professionale”, se non ci viene dato il tempo per raggiungere una certa posizione economica?

Che colpa abbiamo noi se la nostra buona volontà di agire per il bene della comunità, o per migliorare la gestione della cosa pubblica, viene vista come non proficua o si infrange contro un muro di “vecchie volpi” che si prendono ogni lode e non riconoscono i meriti altrui, portando lustro solamente al proprio nome?

Che colpa abbiamo noi se vogliamo continuare a credere all’importanza della famiglia, e di opportune basi solide che le forniscano sostegno, e che non si misurino sempre e solo con la dichiarazione dei redditi?

Che colpa abbiamo noi?

La notte cade su di noi
la pioggia cade su di noi
la gente non sorride più
vediamo un mondo vecchio che
ci sta crollando addosso ormai…
ma che colpa abbiamo noi?

Sarà una bella società
fondata sulla libertà
però spiegateci perché
se non pensiamo come voi
ci disprezzate… come mai?
Ma che colpa abbiamo noi?

E se noi non siamo come voi…
e se noi non siamo come voi…
e se noi non siamo come voi…
una ragione forse c’è
e se non la sapete voi…
e se non la sapete voi
ma che colpa abbiamo noi?
Che colpa abbiamo noi?

Confusione

Non penso sia utile spendere ulteriori parole per il caso della povera Eluana Englaro. Che la vita sia un dono stupendo da sfruttare al massimo, che la speranza sia l’ultima a morire e che nulla è impossibile a Dio, penso che sia evidente come il fatto che non è possibile sapere se e cosa effettivamente pensa una persona che si trova in una condizione fisca come quella di Eluana Englaro. E che nessuno può arrogarsi il diritto di decidere della vita o della morte di un altro essere umano, o di essere determinante in questo processo.

Ieri sera però davanti al telegiornale ho pensato che su questa faccenda si è davvero toccato il fondo. Da una parte c’è la contraddizione in essere che l’Italia, contraria alla pena di morte, sta in effetti portando a morire una persona sulla base di una sentenza. Dall’altra parte c’è la tristezza di dover vedere che chi spendeva parole per la tutela della vita di questa donna, ora ha rinunciato il dialogo per prendere d’assalto l’ambulanza che la trasportava, tra cartelli e urla incivili. Come già detto, io sono estremamente contraria a questa forma di imposizione delle propie idee che passa per la forza. Abbassarsi a un livello incivile e di disordine pubblico non mi sembra la maniera più saggia per difendere i propri credo e portarli avanti. C’è poi lo sbigottimento di fronte agli scambi di battute tra un esponente della Chiesa Cattolica, e quindi alfiere dei principi cristiani, e una parlamentare appartenente ora al PD e prima della costituzione di esso ai radicali: la signora richiama alla mente del prelato, durante una breve intervista, le parole di giovanni Paolo II, che sul letto di morte ha chiesto ai medici di lasciarlo tornare alla casa del Padre. E’vero che il Papa ha pronunciato queste parole, ma il caso lì era molto diverso: lì si trattava d accanimento terapeutico, la famosa “spina” da staccare oppure no, ambito peraltro in cui la stessa Chiesa ha più volte espreso il suo parere negativo: se il Signore chiama, è dovere seguirlo, e da parte dei medici e dei famigliari lasciarlo andare. Nel caso della Englaro invece non c’è nessuna spina da staccare! Eluana non ha bisogno di macchine strane che la tengano in vita, perchè pur non essendo vigile non ha bisogno di stimoli per sopravvivere. Nel caso presente si tratta nello specifico di toglierle l’alimentazione e l’idratazione. Ergo, farla morire di fame e di sete. Seppur in maniera dolce, ma la realtà dei fatti è questa, perchè lei sopravvive lo stesso senza macchine.

Ai posteri l’ardua sentenza, come scrisse il mio sempre elogiato e amato Manzoni.

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